(GeNet) – Secondo la Corte di Cassazione criticare aspramente gli ufficiali che li comandano con metodi oppressivi non è solo un diritto «ma addirittura un dovere militare, e civico, alla denunzia di comportamenti contrari ad una amministrazione della disciplina militare in senso compatibile con l’assetto democratico dell’apparato statuale e con i principi costituzionali che regolano l’ordinamento delle Forze armate».

Questa è la motivazione con la quale la Cassazione ha assolto definitivamente, dopo un lungo iter giudiziario, un maresciallo della Guardia di Finanza, Giovanni Surano, del nucleo di polizia tributaria di Lecce che aveva denunciato, con un nickname in un post su un forum in rete i metodi “da Gestapo” usati dai superiori che controllavano, addirittura, persino quante volte i militari andavano in bagno.

Per il suo sfogo in rete, Giovanni Surano era stato processato, con l’accusa di diffamazione aggravata nei confronti del maggiore che comandava il nucleo di Lecce e del comandante provinciale delle fiamme gialle salentine, e condannato in appello nel 2012 a quattro mesi di reclusione militare. Già una prima volta, nel maggio del 2013, la Cassazione aveva annullato con rinvio la condanna del maresciallo chiedendo in suo favore un processo più equo che riconoscesse anche ai militari delle “il diritto costituzionale di critica” specie in presenza di fatti la cui veridicità era stata accertata dalle testimonianze in dibattimento. A seguito dell’appello bis, la condanna a carico di Giovanni Surano veniva ridotta a due mesi di reclusione e a 500 euro di risarcimento danni in favore del maggiore.

(AGENPARL) – “Se non verranno applicati correttivi adeguati al sistema di Gestione dei Trasferimenti – GETRA – gli ex Forestali fatti transitare nell’Arma dei Carabinieri non avranno mai concrete possibilità di essere trasferiti a domanda, perché le poche chance di mobilità derivanti dalla carenza di sedi disponibili e dallo scarso ricambio di militari, vengono pressoché definitivamente affossate da una procedura farraginosa e piena di vincoli, che si sta rivelando sempre più fallimentare”.
“Nell’ultima procedura, alla quale hanno potuto aderire solo 110 ex Forestali, sono risultati trasferibili meno dell’1% dei partecipanti, mentre 41 aventi titolo ad essere trasferiti potranno essere spostati solo se avranno la sostituzione, che nel caso dei sottufficiali – soprattutto se marescialli – è praticamente impossibile”.
“Un sistema di mobilità ordinaria appetibile per appena il 2% degli attuali ex Forestali e che ha avuto un epilogo positivo solo per circa 1/3 dei partecipanti è un sistema inefficace che crea malcontento e malumori. Malessere che poi viene sistematicamente accentuato dai continui dinieghi alle altre forme di mobilità volontaria, quelle legate alle gravi esigenze personali e familiari ed alla legge 104/1992”.
“Ad accentuare lo stato di frustrazione dei Carabinieri Forestali le continue discriminazioni in termini di partecipazione agli interpelli per l’impiego in sedi e reparti speciali, a loro sistematicamente preclusi”.

(Blog - Il Fatto Quotiodiano) - Daniele Tissone, segretario generale del Silp (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia) non aveva nascosto le sue perplessità riguardo alla proposta di legge sui sindacati militari, confezionata dalla Commissione Difesa e approvata pari pari dalla Camera dei deputati. Intervistato il 25 maggio ai microfoni di Radio Radicale per la rubrica “Cittadini in divisa”, non usa mezzi termini: “Più democrazia in caserma corrisponde a una maggiore trasparenza, efficienza e sicurezza per i cittadini […] In Europa si va nella direzione di una estensione dei diritti per chi veste la divisa, in Italia si va indietro perché, dopo la militarizzazione del Corpo Forestale, si nega la libertà sindacale per chi porta le stellette, con buona pace della Costituzione e dei trattati europei”.

Ma per fortuna proprio dall’Europa è arrivata una buona notizia sul fronte dei diritti dei lavoratori. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha infatti bocciato l’Italia sulla riforma del Corpo forestale. Nello specifico, il decreto legislativo n. 177 del 2016, in esecuzione della legge Madia, aveva previsto la soppressione del Corpo forestale dello Stato e l’assorbimento nell’Arma dei carabinieri. La norma, seppur ispirata da una apprezzabile volontà di accorpare le diverse forze di polizia del nostro Paese, si era tradotta nel pasticcio della militarizzazione di un corpo altamente specializzato a ordinamento civile, con inevitabili conseguenze in termini di compressione di diritti fondamentali.

(AGENPARL) – “Non si può non essere d’accordo con quanto affermato oggi, alla cerimonia di commemorazione del 105/o anniversario della Battaglia del Podgora, dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri, cioè che la militarità è un habitus mentale; e poiché abbracciare la professione militare presuppone l’aver effettuato una scelta ponderata, a monte, di completa dedizione al sacrificio ed al senso del dovere, tale condizione non può e non deve essere imposta”.
“Come è noto, oltre 7.000 ex Forestali, in virtù della scellerata Riforma Madia, hanno invece subito la militarizzazione coatta, incredibilmente giustificata dalla nostra Corte Costituzionale con un bilanciamento di interessi indimostrabile, ma che ha già subito diverse spallate dalla Corte Europea dei Dritti dell’Uomo e dal Comitato Europeo dei Diritti di Sociali. Il Generale Nistri dimostri coerenza e lasci liberi gli ex Forestali di tornare a svolgere il loro lavoro di sentinelle della natura nel giusto contenitore di una forza di polizia autonomo ad ordinamento civile”.

(AGENPARL) – “Potrebbe essere la svolta decisiva della controversa vicenda che ha interessato migliaia di ex agenti del Corpo Forestale dello Stato, coattivamente militarizzati dal governo Renzi a seguito dello scioglimento del Corpo e del loro passaggio nell’Arma dei Carabinieri, con conseguente anacronistica compressione di alcuni loro diritti tutelati dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo” esordisce così l’Avv. Francesco Borasi a cui si sono rivolti alcuni ex Forestali lombardi.
“E’ una soddisfazione, seppur ancora parziale, che la strategia messa in campo più di tre anni fa di rivolgersi in prima istanza alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, parallelamente a tutti i gradi di giudizio nazionali, stia iniziando a dare i primi risultati. Tutto ciò – prosegue l’Avv. Borasi – avendo già esaurito i tempi medi d’attesa della Corte per la ricezione dei ricorsi che si aggirano intorno ai tre anni dalla loro presentazione.”
“La C.E.D.U. – precisa il legale – ha richiesto in prima istanza alle parti quale sia la situazione aggiornata relativa al diritto di sciopero e di associazionismo sindacale di cui sarebbero stati privati gli ex Forestali, nonché delucidazioni sulla reale possibilità di passaggio ad altra pubblica amministrazione a loro assicurata come alternativa. La discussione del ricorso e l’eventuale impossibilità di giungere ad una preventiva soluzione amichevole potrebbe comportare, verosimilmente l’anno prossimo, all’emissione di una storica sentenza di condanna da parte della Corte nei confronti dello Stato italiano. Il carattere vincolante della stessa per le parti in causa, porterebbe ad una auspicabile revisione della riforma “Madia”. Tra le varie ipotesi – conclude Borasi- si potrebbe addivenire ad una modifica dell’attuale assetto delle forze poste a tutela del patrimonio naturalistico ambientale voluto dal governo Renzi e legittimato dalla Corte Costituzionale.”

(AGENPARL) – mer 15 luglio 2020 “Il 2 gennaio 2017, con l’entrata in vigore della scellerata Riforma Madia, i primi Carabinieri misero piede nel palazzo di Via Carducci, sede storica del glorioso Corpo Forestale dello Stato, ed iniziarono l’opera di demolizione psicologica dei Forestali: bacheche sindacali oscurate, le immagini delle attività istituzionali del CFS sostituite da una gigantografia de LA CARICA DI PASTRENGO, persino la rimozione delle vecchie scritte in metallo tutelate dalle Belle Arti, tornate al loro posto in fretta e furia dopo l’intervento della Soprintendenza. La damnatio memoriae ha toccato il culmine il giorno dedicato a San Giovanni Gualberto, completamente ignorato dall’Arma. Ora è la volta delle strutture sanitarie Forestali, cancellate da una discutibile proposta di riorganizzazione ben lontana da oggettivi criteri di riorganizzazione”.
“La Rappresentanza Militare locale, con una delibera ad hoc, ha così ben evidenziato le enormi contraddizioni del progetto di revisione dello strumento sanitario dell’Arma, che l’On. Maurizio Cattoi ha ritenuto opportuno depositare l’interrogazione a risposta in Commissione n. 5/04335 per chiedere di rivedere la decisione sulla chiusura dell’infermeria presidiaria del Comando Unità Forestali A.A., alla luce della preziosa attività svolta in maniera molto virtuosa. Il suddetto presidio sanitario, infatti, pur se sotto organico, ha ottimamente servito una platea di utenti così elevata che ne fanno, per importanza, la terza struttura della Regione, mentre sono presenti nel Lazio altre Infermerie che, pur avendo personale in soprannumero, rivolgono le loro attività ad un bacino di utenti molto ridotto. Qual è dunque il vero motivo della chiusura della struttura sanitaria al servizio dei Forestali? Il Ministro Guerini lo spieghi almeno al Parlamento“.

(AGENPARL) – lun 13 luglio 2020 E’ trascorsa l’intera giornata dedicata a San Giovanni Gualberto, Patrono dei Forestali, e dobbiamo rilevare che nessuna istituzione ha voluto celebrare o semplicemente ricordare la festa tanto cara alle Donne e agli
Uomini del disciolto Corpo Forestale dello Stato. L’assordante silenzio calato sulla ricorrenza, se da un lato sembra delineare la volontà di far cadere nel dimenticatoio il dramma, umano e istituzionale, di un assorbimento indigesto, frutto di scelte scellerate e fallimentari, dall’altro testimonia il menefreghismo degli ex dirigenti del Corpo, ora proiettati nel ruolo di Generaloni dei Carabinieri, che avrebbero dovuto pretendere dall’Arma la giusta e doverosa attenzione all’evento.
Nel quarto S. Giovanni Gualberto post “accoppamento” non ci sono più dubbi sul fallimento della Riforma Madia, tant’è che in Parlamento molte forze politiche, comprese quelle colpevoli di aver sostenuto l’assorbimento, stanno lavorando per la ricomposizione delle funzioni dell’unico corpo specializzato e capace di tutelare l’ambiente.
L’avvio del percorso normativo, seppur complicato, lungo e ricco di ostacoli, rappresenta il giusto riconoscimento a tutti i Forestali che, nonostante la diaspora, non hanno mai smesso di crederci, lavorando per la tutela dell’ambiente nonostante abbiano dovuto combattere contro l’estremizzazione della burocrazia e “l’ignoranza ambientale” dell’amministrazione che ha raccolto l’eredità logistico-amministrativa del CFS, ma non certo la sua filosofia ed il suo spirito naturalista.
Chi è Forestale lo sarà per sempre, a prescindere dall’uniforme imposta dalla legge Madia.
Ed a loro è rivolto il nostro pensiero ed il sentito augurio di UNFORCED, nonostante in molti sembrano aver voluto ignorare, in maniera “strategica”, la festa di San Giovanni Gualberto, Patrono dei Forestali.

Ieri sera la FeRFA ha avuto un colloquio proficuo con l'On.le ROGER DE MENECH, ex ispettore di polizia provinciale di Belluno, ora deputato del P.D..
Dopo l'incontro con l'On.le Alberto Pagani (P.D.), anche l'On.le Roger De Menech della Commissione difesa alla Camera dei deputati ha garantito il pieno appoggio al progetto di legge recante il ripristino della Forestale a ordinamento civile.
A tal fine si sta adoperando fattivamente insieme all'On.le Maurizio Cattoi (M5S) per la calendarizzazione del progetto di legge A.C. n. 1670 recante l'istituzione della polizia forestale nell'ambito dell'Amministrazione della pubblica sicurezza.
Anche per lui gli agenti forestali e gli agenti di polizia provinciale devono essere ricomposti in modo unitario in nuova Polizia forestale e ambientale istituita alle dipendenze del Dipartimento della pubblica sicurezza, al fine di assicurare una vera tutela dell'ambiente e del territorio al servizio del cittadino.
L'On.le Roger De Menech, infine, ci ha garantito l'impegno suo e quello di altri colleghi del Partito Democrativo per far approvare, pur con qualche modifica, il progetto di legge dell' On.le Maurizio Cattoi.

Cosa e come le Amministrazioni Militari dovrebbero fare per contrastare il fenomeno.
Articolo di Marco Moroni sulla situazione suicidi, pubblicato su Divise Mag.

Sulla questione dell'assorbimento della Forestale nell'Arma dei Carabinieri, le riflessioni giuridiche in merito alla privazione delle libertà e la riduzione dei diritti del personale sono davvero poche. Segnalo quindi questo contributo che le affronta con efficace analisi, superando la stantia ripetizione di numeri e statistiche mai soggette a seria verifica.
Buona lettura!

Nell'ambito dei faticosi meccanismi parlamentari, prende sempre più corpo una convergenza tra le varie forze politiche finalizzata a porre rimedio ai danni posti in essere dalla soppressione del Corpo forestale dello Stato.
La nascita di una nuova Forza di polizia ad ordinamento #civile specializzata nella tutela ambientale, per la difesa idrogeologica e per la prevenzione sul nostro territorio è una priorità del MoVimento 5 Stelle.
Ieri in Aula abbiamo votato contro una mozione di FdI, perché avremmo dovuto approvare l'intero testo e non invece le singole parti separate.
La mia #propostadilegge va nella direzione auspicata dagli uomini e le donne del Corpo Forestale, per far uscire quel personale specializzato dal limbo nel quale si trovano adesso.
Stiamo lavorando giornalmente affinché la Pdl (AC 1670) possa essere quanto prima esaminata dalle Commissioni competenti e quindi approdare in Aula di #Montecitorio.
Questo il nostro, il mio impegno quotidiano.

Grazie a tutto il Gruppo 5 stelle e in particolare ai colleghi Anna Macina e Francesco Silvestri per il grande aiuto negli ultimi passaggi.

(ottopagine) - Il Comitato europeo dei diritti sociali, con una decisione presa il 3 luglio e ieri resa pubblica, ha giudicato che l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato (CFS) nell’Arma dei Carabinieri viola i diritti sociali dei dipendenti che, divenendo personale militare, hanno perso le libertà sindacali prima garantite.
Bisogna ricordare che, con una riforma voluta nel 2016 dal Governo Renzi, il Corpo Forestale dello Stato, una polizia civile, è stato soppresso e la massima parte del suo personale trasferito all’Arma dei Carabinieri, così confluendo nell’ordinamento militare dove non è garantita una piena libertà associativa sindacale e si nega la partecipazione dei lavoratori alla contrattazione collettiva attraverso i propri rappresentati.
Contro questi aspetti della riforma, non appena era entrata in vigore, gli ex sindacati del personale (l’UGL-CFS ed il SAPAF) con i loro segretari Danilo Scipio e Marco Moroni, avevano deciso di rivolgersi al Comitato europeo, denunciando la violazione dei diritti riconosciuti della Carta sociale europea.

La decisione del Comitato europeo per i diritti sociali sul merito della denuncia Unione Generale Lavoratori - Federazione Nazionale Corpo forestale dello Stato (UGL – CFS) e Sindacato autonomo polizia ambientale forestale (SAPAF) contro Italia (n. 143/2017) è diventata pubblico il 7 giugno 2019.

Nella loro denuncia UGL-CFS e SAPAF hanno asserito che l'incorporazione del Corpo forestale statale (precedentemente civile) nella Forza dei Carabinieri (polizia militare) viola i diritti del personale interessato, in particolare per quanto riguarda:

- il loro diritto a guadagnarsi da vivere in un'occupazione liberamente esercitata, in violazione dell'articolo 1, paragrafo 2, della Carta sociale europea riveduta ("la Carta"), poiché la misura controversa incide sostanzialmente sulle condizioni di lavoro del personale interessato, indipendentemente dal fatto che accettano di acquisire uno status militare o optare per una riassegnazione a una carica civile;

The decision of the European Committee of Social Rights on the merits of the complaint Unione Generale Lavoratori - Federazione Nazionale Corpo forestale dello Stato (UGL–CFS) and Sindacato autonomo polizia ambientale forestale (SAPAF) v. Italy (No. 143/2017) became public on 7 June 2019.

In their complaint UGL–CFS and SAPAF alleged that the incorporation of the (formerly civilian) State Forestry Corps into the Carabinieri (military police) Force violates the rights of the personnel concerned, in particular as regards:

- their right to earn their living in an occupation freely entered upon, in violation of Article 1§2 of the Revised European Social Charter (“the Charter”), as the contested measure substantially affects the conditions of work of the personnel concerned, whether they accept to acquire military status or opt for a reassignment to a civilian post;

- their right to organize, in violation of Article 5 of the Charter, taken separately or together with Article G of the Charter, because the trade union rights of the individuals transferred to the Carabinieri Force and the Guardia di Finanza are restricted as a result of their acquiring military status;

- their right to bargain collectively, in violation of Article 6§2 of the Charter, on account of the excessive restrictions imposed to the individuals transferred to the Carabinieri Force and Guardia di Finanza, as a result of their acquiring military status.

The European Committee of Social Rights adopted its decision on the merits on 3 July 2019.

In its decision on the merits, the Committee concluded:

by 9 votes to 5 that Article 1§2 of the Charter is not applicable;
by 12 votes to 2 that there is a violation of Article 5 of the Charter;
by 13 votes to 1 that there is a violation of Article 6§2 of the Charter.

Lo scorso 10 luglio, la Consulta ha depositato la sentenza n. 170/2019, con la quale ha rigettato le questioni di legittimità costituzionale sollevate (da ben tre diversi TAR) in merito alla soppressione del Corpo Forestale dello Stato ed all’assorbimento della massima parte delle sue funzioni e del suo personale nell’Arma dei Carabinieri. In breve, secondo i Giudici è, innanzitutto, legittimo che il Parlamento possa delegare al Governo la scelta se far transitare le funzioni ed i membri di una polizia, dall’ordinamento civile a quello militare. La delega contenuta nella Legge Madia non è considerata, inoltre, né generica, né lesiva delle posizioni del personale, né limitativa delle prerogative delle Regioni, che nel processo normativo sono state solo marginalmente coinvolte. Si ritiene adeguatamente tutelato il bene Ambiente, a fronte dei risparmi per l’erario, giacché, secondo i Giudici, tale risparmio si accompagna ad una sinergia di risorse che realizza un livello superiore di efficienza, né la dispersione di funzioni, prima unitariamente svolte dal CFS, tra più amministrazioni, realizza una dannosa disgregazione di professionalità. La scelta dell’accorpamento all’Arma viene poi valorizzata in base alla analoga distribuzione sul territorio degli uffici dell’Arma e di quelli del CFS ed in base al percorso di specializzazione che l’Arma ha avuto in campo agroalimentare ed ambientale.