(AGENPARL) – “Potrebbe essere la svolta decisiva della controversa vicenda che ha interessato migliaia di ex agenti del Corpo Forestale dello Stato, coattivamente militarizzati dal governo Renzi a seguito dello scioglimento del Corpo e del loro passaggio nell’Arma dei Carabinieri, con conseguente anacronistica compressione di alcuni loro diritti tutelati dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo” esordisce così l’Avv. Francesco Borasi a cui si sono rivolti alcuni ex Forestali lombardi.
“E’ una soddisfazione, seppur ancora parziale, che la strategia messa in campo più di tre anni fa di rivolgersi in prima istanza alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, parallelamente a tutti i gradi di giudizio nazionali, stia iniziando a dare i primi risultati. Tutto ciò – prosegue l’Avv. Borasi – avendo già esaurito i tempi medi d’attesa della Corte per la ricezione dei ricorsi che si aggirano intorno ai tre anni dalla loro presentazione.”
“La C.E.D.U. – precisa il legale – ha richiesto in prima istanza alle parti quale sia la situazione aggiornata relativa al diritto di sciopero e di associazionismo sindacale di cui sarebbero stati privati gli ex Forestali, nonché delucidazioni sulla reale possibilità di passaggio ad altra pubblica amministrazione a loro assicurata come alternativa. La discussione del ricorso e l’eventuale impossibilità di giungere ad una preventiva soluzione amichevole potrebbe comportare, verosimilmente l’anno prossimo, all’emissione di una storica sentenza di condanna da parte della Corte nei confronti dello Stato italiano. Il carattere vincolante della stessa per le parti in causa, porterebbe ad una auspicabile revisione della riforma “Madia”. Tra le varie ipotesi – conclude Borasi- si potrebbe addivenire ad una modifica dell’attuale assetto delle forze poste a tutela del patrimonio naturalistico ambientale voluto dal governo Renzi e legittimato dalla Corte Costituzionale.”

”L’Associazione culturale UNFORCED evidenzia che l’invito del C.E.D.U. al governo italiano di tentare una regolamentazione amichevole con i ricorrenti militarizzati coattivamente, è la naturale prosecuzione di una linea già tracciata lo scorso anno, quando – con una decisione del 3 luglio e resa pubblica a novembre 2019 sul reclamo proposto da UGL – CFS e SAPAF – il Comitato Europeo dei Diritti Sociali giudicò l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato (CFS) nell’Arma dei Carabinieri pregiudizievole dei diritti sociali degli ex Forestali i quali, divenendo personale militare, persero le libertà e le tutele sindacali prima loro garantite”.
“Il Comitato rilevò, già in quella sede, che le restrizioni in fatto di diritti e tutela sindacale, previste dalla legislazione vigente per i militari, sono eccessive e che l’articolo 6 della Carta non attribuisce, agli Stati Parti, il potere di applicare delle restrizioni al diritto alla contrattazione collettiva da parte delle forze di polizia o delle forze armate, al quale si aggiunge ora la perdita del diritto di sciopero, strumento che nel Corpo Forestale dello Stato venne proclamato solo in gravi circostanze, ma comunque utilizzato”.
“L’impatto degli ulteriori 1.500 ricorsi presentati da ex appartenenti al Corpo Forestale dello Stato, che hanno dato mandato per procedere nei confronti dello Stato italiano, innanzi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, affinché vengano riconosciute le violazioni dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali a causa di una riforma assurda che non ha ottenuto nessuno dei risultati preventivati dall’allora governo Renzi, in termini di efficienza, risparmio e razionalizzazione, potrebbe essere devastante al punto di decretare la parola fine sulla fallimentare Riforma Madia”.
“Il Parlamento, già al lavoro per esaminare le proposte di legge volte alla ricomposizione delle funzioni svolte dal disciolto Corpo Forestale dello Stato ed il conseguente ripristino di una forza di polizia ad ordinamento civile specializzata nella tutela ambientale e nel controllo del territorio in ambito montano e rurale, risparmi allo Stato italiano l’ennesima figuraccia europea”.